Carmagnola e il suo territorio prima dell' insediamento industriale
     
  Centro agricolo di origine alto-medievale, nato dall'unione di alcuni borghi sorti a scopo difensivo in un agro acquitrinoso battuto dalle incursioni di Saraceni e Ungari, Carmagnola mantenne per secoli l'aspetto di cittadina fortificata, caratterizzata da un'importante cinta muraria e da un castello prudentemente lontano dalle vie di comunicazione verso l'esterno. La piazza centrale e le vie principali erano fiancheggiate da portici su cui sorgevano palazzi divenuti nel corso dei secoli sempre pi¨ eleganti e ricercati. In epoca comunale sorse il palazzo civico, destinato a cambiare sede in epoche successive, e nel Quattrocento furono edificati il complesso conventuale degli Agostiniani e la Collegiata dei santi Pietro e Paolo. Dominio nel Rinascimento del Marchesato di Saluzzo, poi conteso dalla corona francese e da quella sabauda sino alla fine del Seicento, quando pass˛ definitivamente al Ducato di Savoia, Carmagnola fu al centro di grandi lavori di fortificazione e defortificazione militare, di edilizia sacra (chiese di san Giovanni Decollato o della Misericordia, della Confraternita di san Rocco) e civile, che culminarono nel Settecento con la costruzione della maestosa chiesa di san Filippo, della Sinagoga, dell'Ospedale del Caselli, dell'Istituto della Provvidenza e della casa dell'Opera Pia Cavalli. La dominazione napoleonica produsse l'abbattimento di molti edifici religiosi e la conversione di altri, come i conventi degli Agostiniani e dei Filippini, in edifici d'uso civile (divenuti rispettivamente sede di una scuola e del municipio).
Nell'Ottocento, raggiunta infine la stabilità politica, assecondando una pratica tristemente diffusa fu abbattuta la cinta muraria medievale, di cui rimane una piccola traccia in uno dei tre mercati coperti allora costruiti; furono aperte molte piazze demolendo antiche costruzioni, e nel 1853, a garantire ottimi collegamenti con tutto il territorio, giunse la ferrovia.
Nel Novecento le due Guerre Mondiali non provocarono danni evidenti,
se si esclude l'incendio del borgo Salsasio.
Il grande cambiamento, la trasformazione epocale di Carmagnola, ebbe invece luogo con l'improvviso avvento, all'inizio degli anni Sessanta, della grande industria in questa cittadina agricola dai ritmi pacati scanditi dai lavori stagionali nei campi e da minuti commerci.
Le vie e le piazze del centro storico persero attrazione a favore di un'estesa periferia nata dal nulla, come i suoi numerosi complessi di edilizia popolare, i cosiddetti "palazzi del sole". Il cuore della cittadina iniziò a conoscere fenomeni di degrado fisico e sociale, mentre i borghi dell'agro carmagnolese andarono saldandosi fra loro e con il capoluogo. La massiccia immigrazione da ogni regione d'Italia raddoppiò nel volgere di pochi anni la popolazione. A metà degli anni Sessanta Carmagnola e i suoi abitanti avevano volti nuovi.
 
  Veduta aerea del 2004

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