Le lotte sindacali
 
Nel 1962, quando a Carmagnola sorse la fonderia Fiat Ghisa, la casa automobilistica torinese era rappresentata da Vittorio Valletta, l'artefice dell'epurazione dalle officine dei dirigenti e dei militanti del maggior sindacato industriale italiano, la FIOM/CGIL (Federazione Italiana Operai Metallurgici), che rappresentava e sosteneva l'opposizione al "regime" vallettiano.
I lavoratori erano rappresentati da commissioni interne di CGIL/CISL/UIL, della CISNAL (sindacato di orientamento reazionario nel quale si riconosceva la destra nazionale) e del SIDA (sindacato aziendale), elette su liste presentate ogni due anni. Nonostante le divisioni sindacali, sul finire degli anni Sessanta tuttavia l'intransigenza di questo sistema iniziò a incrinarsi e in tutti gli stabilimenti Fiat presero il via le grandi lotte per il miglioramento delle condizioni di lavoro, per i diritti e la dignità dei lavoratori, che portarono alla conquista dello "Statuto dei Lavoratori".
Con questa nuova legge (Legge 300, del 20 maggio 1970), per i lavoratori iniziò una nuova fase di conquiste, mentre la Fiat venne portata in tribunale per le 354.077 schedature effettuate dal 1949 al 1971 per selezionare le assunzioni e praticare i licenziamenti politici.
Nel 1968 venne inaugurata la fonderia Fiat Alluminio, portando l'occupazione a Carmagnola a oltre 3000 dipendenti tra i due stabilimenti. Manodopera proveniente da Carmagnola-Langhe-Roero e dall'Italia meridionale.
Dal 1968 al 1971 si ottengono importanti accordi per il controllo del lavoro alle linee:
le pause individuali passarono da 20 a 40 minuti per ogni turno di lavoro;
l'intervallo per la refezione passò da 30 a 40 minuti, di cui 10 pagati senza ridurre la retribuzione giornaliera
nei turni notturni la maggiorazione della retribuzione venne aumentata dal 30 al 50%.
Lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori del 1970, legittimava la presenza del sindacato in fabbrica, con la creazione dei Rappresentanti Sindacali Aziendali (RSA), che subentravano alle commissioni interne.
Negli stabilimenti di Carmagnola, divisioni Ghisa e Alluminio, il Consiglio di Fabbrica era composto da 66 persone, 33 RSA e 33 esperti sindacali.
  Con l'accordo siglato il 5 agosto 1971 tra le organizzazioni sindacali e la Fiat, a Carmagnola si costituirono i comitati di contrattazione - informazione sui cottimi, ambiente e qualifiche.
Si definiscono le produzioni in base a: tempi effettivi, produzione oraria, tempi macchina, tempi del ciclo in caso di operazioni in abbinamento. Le pause di riposo alle linee raggiunsero i 60-80 minuti, a seconda della postazione di lavoro.
Nel 1972 le organizzazioni metalmeccaniche FIM-CISL, FIOM-CGIL E UILM-UIL si unirono nella Federazione lavoratori metalmeccanici (FLM).
Gli anni 1972-73 furono segnati dalla lotta degli operai addetti alla colatura della ghisa per ottenere l'inquadramento nella 2a categoria. Come previsto dall'accordo del 1971, si definirono inoltre le aree prioritarie di rischio a causa delle elevate concentrazioni di vapori, polveri, sostanze tossiche o nocive, in particolare furono effettuati interventi ambientali legati alle fasi di lavoro di colata (forni, linea 3) e di finitura (smaterozzatura), provvedendo all'incabinatura delle formatrici e dei carrelli di colata, e all'aspirazione di fumi e polveri.
Il 1973 è ricordato come l'anno delle grandi lotte per un altro importante contratto nazionale che ottenne l'inquadramento unico operai-impiegati su 7 livelli, aumenti salariali uguali per tutti, il riconoscimento del diritto allo studio retribuito (150 ore), 4 settimane annue di ferie. A Carmagnola, seguono anni (1974-76) di sviluppo della contrattazione interna dell'inquadramento unico, di definizione del nuovo mansionario professionale e dei tempi per i passaggi di categoria. I carrellisti si batterono per l'ottenimento del 3° livello.
  Nel gennaio 1977 si svolse a Torino il coordinamento nazionale dei delegati Fiat: all'ordine del giorno, fra gli altri argomenti, le politiche rivendicative e le contromisure alla ristrutturazione in atto presso la casa automobilistica.
Nel 1978 il movimento sindacale si batteva per la retribuzione di 30 minuti destinati alla refezione, all'introduzione di pause di 40 minuti per gli operai addetti alla pressocolata e, soprattutto, alla battaglia contro la disoccupazione, volta a favorire in particolare l'avvento in fonderia della manodopera femminile.
Alla fine degli anni '70, con il consolidamento della Fiat in una struttura a holding, acquistò autonomia, insieme con altre società del gruppo Fiat, la Teksid, che si occupava di componentistica metallurgica e che nel 1978 subentrò alle ex Fonderie Fiat Ghisa Alluminio e Acciaio. Grazie all'impegno dei rappresentanti sindacali, nel 1979 anche i lavoratori della Teksid di Carmagnola ottennero la riduzione a 40 ore della loro settimana lavorativa, prevista dal contratto nazionale.
Sul finire degli anni Settanta si assistette al licenziamento di alcuni delegati delle fonderie di Carmagnola; tra il 1979 e il 1980 fu rinnovato il Consiglio di Fabbrica.
Nel gennaio 1980, dopo aver lanciato l'allarme sulla crisi del settore automobilistico, la Fiat licenziò 61 operai - delegati sindacali, annunciando il prossimo licenziamento di altri 14.469 lavoratori: l'opposizione operaia si concretizzò in 35 giorni di lotta, che coinvolse decine di migliaia di operai e ottenne l'appoggio di Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano. Iniziò una crisi governativa, cui seguì la decisione da parte della Fiat di sospendere gli annunciati licenziamenti e di richiedere la cassa d'integrazione per 23.000 operai, 21.500 nel settore auto e 1.500 nella Teksid.
  Mentre partivano le 22.844 sospensioni (14.469 delle quali diventeranno licenziamenti), si verificarono disordini ai cancelli degli stabilimenti di Torino, da 35 giorni bloccati dai picchetti. Per la prima volta in Italia, impiegati e quadri aziendali protestarono insieme contro il protrarsi dello sciopero sfilando in 40.000 per le vie di Torino.
I picchetti operai furono sciolti sotto il controllo della polizia; in ottobre direzione e sindacati raggiunsero un accordo che prevedeva uscite volontarie incentivate e prepensionamenti, cassa integrazione a 0 ore, mobilità interna al gruppo. Per il movimento sindacale, privato della fiducia degli operai che avevano perso il lavoro, fu una sconfitta che preluse a un lungo periodo di sconforto ed incertezze.
15.000 lavoratori fra quelli messi in mobilità non rientreranno più in fabbrica: a Carmagnola la cassa d'integrazione interessò 80 operai e 20 impiegati e i pochi rientri al lavoro si conclusero nel 1986.
La politica di contrattazione a progressivo vantaggio dei lavoratori, che aveva raggiunto il suo maggior successo con la stesura dello Statuto dei diritti dei Lavoratori nel 1970, con l'inizio degli anni Ottanta aveva iniziato il suo declino